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Valerio

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Per la prima volta sono stati individuati vasi sanguigni molto specifici connessi al cancro alla mammella. Questi vasi potrebbero facilitare l'accesso di alcuni globuli bianchi, conosciuti come 'linfociti killer', nei tessuti tumorali e quindi condurre a una piu' rapida distruzione del tumore. Il lavoro e' stato guidato da Jean-Philippe Girard, ricercatore presso l'Institut de Pharmacologie et de Biologie Structurale del CNRS/Universite' Toulouse III - Paul Sabatier, in collaborazione con l'Institut Claude Regaud, ed e' stato appena pubblicato su Cancer Research Journal. La categoria di globuli bianchi, chiamati 'linfociti killer', ha la funzione di riconoscere e distruggere le cellule cancerose nel corpo. Tuttavia, l'eradicazione della malattia richiede la presenza di un gran numero di cellule killer in contatto con i tumori. Il problema, allora, sta nell'individuare un modo per far penetrare i linfociti nei tessuti tumorali al fine di distruggerli. Lo studio condotto dai ricercatori francesi si e' concentrato proprio su questo aspetto. Attraverso una ricerca condotta su circa 150 pazienti affetti da cancro al seno, gli scienziati hanno scoperto la presenza di un particolare tipo di vaso sanguigno, noto come HEV (High Venule endoteliale), nei tumori. Normalmente questi vasi HEV sono presenti nei linfonodi, dove servono come porta d'ingresso dei linfociti nel sangue. Le cellule che rivestono le pareti di questi vasi HEV sono sporgenti e arrotondate, e questa morfologia molto caratteristica facilita il passaggio dei linfociti dal sangue nei tessuti. Ebbene, i ricercatori hanno verificato che la presenza di un gran numero di linfociti killer nei tumori della mammella era legata alla presenza di un gran numero di HEV in questi tumori. Questo ha suggerito che, come nei linfonodi, HEV rappresentano la porta d'ingresso per i linfociti nei tumori. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che quando un tumore contiene molti vasi HEV, i pazienti hanno maggiori probabilita' di recupero. La presenza di questi vasi HEV in un tumore potrebbe quindi essere un fattore di prognosi favorevole. I prossimi passi per i ricercatori sara' quello di confermare questi risultati su popolazioni piu' ampie di pazienti e di studiare l'influenza dei vasi HEV sulla risposta alla terapia (chemio e radioterapia), ampiamente utilizzata nel trattamento del cancro al seno.

Fonte: Agi.it
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